Quanto investire in marketing: come calcolare il budget di una PMI senza tirare a indovinare

Guida Come Definire il Budget Marketing per PMI

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Quanto investire in marketing: come calcolare il budget di una PMI senza tirare a indovinare

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Ogni inizio anno, in migliaia di piccole e medie imprese, si ripete la stessa scena. Il titolare deve decidere quanto destinare al marketing e lo fa nel modo più diffuso e meno utile che esista: a sensazione. Un po’ più dell’anno scorso se le cose sono andate bene, un po’ meno se sono andate male, con l’occhio a quanto sembra spendere il concorrente. È un metodo che ha un solo pregio, la rapidità, e un difetto che annulla tutto: non è collegato a nessun risultato. Questa guida spiega come si calcola davvero il budget di marketing di una PMI, perché il criterio più popolare, la percentuale sul fatturato, ti porta fuori strada, e quale ragionamento lo sostituisce rendendo ogni euro difendibile.

  1. Perché il budget deciso a sensazione fa danni

Il budget a intuito ha un problema che va oltre l’imprecisione: innesca un circolo vizioso. Quando le vendite calano, l’istinto è tagliare il marketing, perché sembra la spesa più facile da comprimere. Ma se il marketing stava portando clienti, tagliarlo nel momento difficile accelera la caduta invece di frenarla. Togli carburante al motore proprio mentre la macchina rallenta, e poi ti stupisci che rallenti di più.

C’è poi il fatto che non puoi giudicare niente. Un budget scelto a caso non lo valuti a fine anno, perché non era agganciato a nessun obiettivo misurabile. Hai speso una cifra, sono arrivati clienti, ma non sai se con una cifra diversa ne sarebbero arrivati di più, né se stavi spendendo troppo o troppo poco. Resti nell’incertezza, e l’anno dopo riparti dalla stessa sensazione di prima.

E qui c’è un problema ancora più a monte, che vedo continuamente: moltissime aziende decidono quanto spendere senza sapere quanto costano le cose che fanno. Ti racconto un caso che secondo me spiega tutto. Un’agenzia di design di Milano vendeva pacchetti di manutenzione siti ad altre aziende. Il responsabile commerciale spingeva per vendere più ore possibili, convinto di fare bene il suo lavoro. Peccato che nessuno in azienda avesse mai calcolato quanto costava davvero un’ora di lavoro di un loro dipendente. Ci mettiamo a fare i conti e viene fuori che perdevano 20€ per ogni ora venduta. Vendevano sottocosto senza saperlo. In pratica pagavano i clienti per lavorare per loro. Se non conosci i tuoi numeri, qualsiasi ragionamento sul budget parte già storto, perché non sai nemmeno se stai guadagnando o perdendo su quello che vendi.

  1. Il criterio più diffuso: la percentuale sul fatturato

Il metodo che conoscono tutti è la percentuale sul fatturato. Destini al marketing una quota fissa di quello che fatturi, mettiamo una certa percentuale del giro d’affari annuo. Ha una sua logica e un paio di vantaggi veri: è facile da calcolare, ti dà un tetto di spesa chiaro, e ti evita di investire cifre spropositate rispetto a quanto sei grande.

Per questo la percentuale sul fatturato non è da buttare. Come punto di partenza, per farsi un’idea dell’ordine di grandezza, va bene. I guai arrivano quando diventa l’unico criterio, perché ha 3 difetti che possono costarti caro.

  1. guarda al passato. Il fatturato su cui calcoli la percentuale è quello dell’anno scorso, quindi stai dimensionando l’investimento futuro su risultati vecchi. Se vuoi crescere, agganciare il budget al fatturato passato è un freno, perché ti dà meno risorse proprio quando te ne servirebbero di più per fare il salto.
  2. tratta il marketing come una tassa invece che come un investimento. Una percentuale fissa è slegata dal ritorno, spendi quella quota a prescindere da quanto rende. È lo stesso ragionamento con cui si paga un tributo, e porta alle stesse reazioni, tipo tagliarlo appena puoi.
  3. ignora del tutto quanto vale un cliente per te. Ed è qui il punto che cambia le carte, perché è proprio dal valore del cliente che dovrebbe partire un budget fatto con la testa.

3. Il criterio più solido: partire dal valore di un cliente

Il ragionamento che rende ogni euro di budget difendibile ribalta il punto di partenza. Invece di chiederti quale quota del fatturato destinare al marketing, chiediti quanto vale per te acquisire un cliente, e da lì costruisci a ritroso. Il metodo richiede 3 informazioni, che quasi ogni azienda può ricavare anche in modo approssimativo.

  1. La prima informazione è quanto vale un cliente nel tempo. Un cliente non è una vendita singola, è una relazione che dura: il valore vero è quanto ti porta in media lungo tutta la collaborazione, tra primo acquisto, acquisti successivi, servizi aggiuntivi. Un cliente che spende una certa cifra e resta con te per anni vale molto di più della singola prima vendita, e questo numero è la base di tutto.
  2. La seconda informazione è quanti clienti nuovi ti servono per raggiungere l’obiettivo dell’anno. Questo lo ricavi dagli obiettivi di business, quelli veri, collegati al fatturato e alla crescita. Se sai di quanto vuoi crescere e quanto vale in media un cliente, sai quanti clienti nuovi ti servono.
  3. La terza informazione è quanto sei disposto a investire per acquisirne uno. Se conosci il valore di un cliente nel tempo, puoi decidere con criterio quanto ha senso spendere per conquistarlo. Investire una frazione ragionevole di quel valore per acquisire il cliente non è un costo, è un affare, perché stai pagando una volta qualcosa che ti renderà molte volte tanto. La regola pratica è che il costo per acquisire un cliente deve restare comodamente sotto il valore che quel cliente genera nel tempo, con un margine che ti lasci profitto.

Da questi tre numeri il budget emerge quasi da solo. Moltiplichi i clienti che ti servono per la cifra che sei disposto a investire per acquisirne uno, e ottieni un budget di marketing costruito sugli obiettivi e collegato a un ritorno atteso, invece che una percentuale astratta scollegata dai risultati. 

Ogni euro di quel budget ha una giustificazione precisa, e a fine anno puoi verificare se il ragionamento ha funzionato confrontando i clienti che volevi con quelli che sono arrivati.

4. I due criteri a confronto: quando usare l’uno e quando l’altro

Messi uno accanto all’altro, i due metodi non sono avversari, sono due strumenti con precisione diversa. La percentuale sul fatturato è il righello: ti dà in fretta un ordine di grandezza e un tetto di sicurezza. Il calcolo basato sul valore del cliente è il calibro: più lento da impostare, ma molto più preciso e collegato ai risultati.

Il modo migliore di usarli è in sequenza. Parti dalla percentuale sul fatturato per avere subito un’idea di massima della cifra ragionevole, quella che ti impedisce di sparare numeri fuori scala. Poi affina con il ragionamento sul valore del cliente, che ti dice se quella cifra ha davvero senso rispetto a quanto vale la tua crescita. Quando i due numeri sono lontani, è un segnale che merita attenzione: se il calcolo sul valore del cliente ti dice che potresti investire molto più di quanto suggerisce la percentuale, forse stai lasciando sul tavolo opportunità di crescita per eccesso di prudenza.

La differenza di fondo è questa: la percentuale ti dice quanto puoi permetterti di spendere, il valore del cliente ti dice quanto ti conviene investire. Sono due domande diverse, e una PMI che vuole crescere con metodo deve imparare a farsi soprattutto la seconda. Il “quanto mi conviene” è quello che sposta i risultati, il “quanto mi posso permettere” è solo il guardrail che ti tiene in strada.

5. Cosa mettere davvero dentro il budget di marketing

Un errore frequente è pensare al budget di marketing come alla sola spesa pubblicitaria. In realtà le voci sono diverse, e dimenticarne alcune porta a sottostimare l’investimento reale e a giudicare male i risultati. Un budget completo tiene conto di quattro tipi di voci.

Ci sono i costi dei mezzi, cioè quanto paghi le piattaforme pubblicitarie per mostrare i tuoi messaggi. Ci sono i costi delle competenze, cioè il compenso di chi progetta e gestisce le attività, che sia un consulente esterno, un’agenzia o una persona interna. Ci sono i costi degli strumenti, cioè gli abbonamenti ai software che servono per lavorare, dai gestionali dei contatti agli strumenti di analisi. E ci sono i costi della produzione, cioè la creazione dei contenuti, dei materiali, del sito, delle immagini.

La distinzione che conta di più, per un titolare o un marketing manager, è quella tra i costi che comprano visibilità immediata e quelli che costruiscono un patrimonio durevole. Una campagna pubblicitaria porta risultati finché la paghi e si ferma quando la spegni. Un buon posizionamento sui motori di ricerca, o una libreria di contenuti di valore, continuano a lavorare per te anche dopo che li hai pagati. Un budget maturo bilancia le due cose: una parte per i risultati immediati, una parte per costruire qualcosa che resta e che riduce, negli anni, la dipendenza dalla spesa pubblicitaria continua.

6. Il budget non è un numero fisso: va rivisto leggendo i dati

Un ultimo principio, che è quello che separa un budget vivo da uno morto. La cifra decisa a inizio anno non è una condanna, è un’ipotesi di partenza. Il vero valore del ragionamento sul valore del cliente è che ti dà i numeri per verificare, mese dopo mese, se l’investimento sta funzionando, e per spostare risorse verso ciò che rende di più.

Se dopo qualche mese scopri che un canale ti porta clienti a un costo di acquisizione basso e un altro te li porta carissimi o non te ne porta affatto, il budget deve muoversi di conseguenza, togliendo da dove non rende e aggiungendo dove rende. Un budget che resta identico tutto l’anno, indifferente ai dati, è un budget che rinuncia a migliorare.

7. Da dove partire

Se finora hai deciso il budget a sensazione, il primo passo non è stravolgere tutto, è aggiungere il ragionamento che manca. Prendi i tre numeri di cui abbiamo parlato, quanto vale un cliente nel tempo, quanti clienti nuovi ti servono, quanto sei disposto a investire per acquisirne uno, e prova a fare il calcolo anche in modo grezzo. Il risultato, confrontato con quello che spendi oggi, ti dirà molto: se stai investendo troppo poco per gli obiettivi che hai, o se stai spendendo senza un ritorno chiaro.

Costruire un budget di marketing tarato sulla tua azienda, sui tuoi margini e sui tuoi obiettivi reali è parte del lavoro che faccio quando accompagno un’azienda a mettere ordine nel proprio marketing. Se vuoi vedere come questo ragionamento si applica al tuo caso specifico, fa parte della consulenza di marketing strategico per PMI. E se cerchi il quadro d’insieme del metodo, il punto di partenza è la guida al marketing strategico per PMI.

Domande frequenti

Qual è la percentuale del fatturato giusta da destinare al marketing di una PMI?

Non esiste una percentuale valida per tutti, perché dipende dal settore, dai margini, dalla fase dell’azienda e dagli obiettivi di crescita. La percentuale sul fatturato è utile come punto di partenza per avere un ordine di grandezza, ma da sola inganna, perché guarda al fatturato passato e ignora quanto vale un cliente. Il criterio più solido parte dal valore del cliente nel tempo e dai clienti che ti servono per l’obiettivo, e da lì ricava il budget.

Come calcolo quanto posso spendere per acquisire un cliente?

Parti dal valore che un cliente genera in media lungo tutta la relazione con la tua azienda, non dalla singola prima vendita. Una volta che hai quel numero, puoi decidere di investire per acquisirlo una frazione ragionevole di quel valore, mantenendo un margine che ti lasci profitto. La regola pratica è che il costo di acquisizione deve restare comodamente sotto il valore del cliente nel tempo.

Meglio la percentuale sul fatturato o il calcolo sul valore del cliente?

I due criteri si usano insieme, in sequenza. La percentuale sul fatturato ti dà in fretta un ordine di grandezza e un tetto di prudenza. Il calcolo sul valore del cliente è più preciso e collegato ai risultati, e ti dice quanto conviene davvero investire per crescere. La percentuale risponde alla domanda quanto posso permettermi, il valore del cliente alla domanda quanto conviene: per una PMI che vuole crescere, la seconda è la più importante.

Il budget di marketing comprende solo la pubblicità?

No, ed è un errore comune. Un budget completo comprende i costi dei mezzi pubblicitari, il compenso di chi progetta e gestisce le attività, gli abbonamenti agli strumenti software necessari e la produzione dei contenuti e dei materiali. Considerare solo la spesa pubblicitaria porta a sottostimare l’investimento reale e a giudicare male i risultati.

Ogni quanto va rivisto il budget di marketing?

Il budget deciso a inizio anno è un’ipotesi di partenza, non un numero fisso. Va monitorato con regolarità, idealmente mese per mese, leggendo i dati su quali canali portano clienti a quale costo. Quando un canale rende bene e un altro no, le risorse vanno spostate di conseguenza. Un budget che resta identico tutto l’anno, indifferente ai risultati, rinuncia a migliorare.

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